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2012, saranno ancora lotte e sacrifici ma all’insegna della tecnologia

By David Incamicia
Se n’è appena andato un anno terribile, segnato da sofferenze sociali ed economiche senza precedenti capaci di fiaccare perfino l’opulento occidente. Prende il suo posto il 2012, già carico di cattivi presagi alimentati dalla famigerata profezia dei Maya (tranquilli, fra 12 mesi saremo ancora qui a ridere con Crozza dell’ultima parodia di Kazzenger) e che certamente continuerà a funestare la finanza globale costringendoci a nuove e massicce dosi di lacrime e sangue.

Tuttavia, forse è proprio a causa del crescente disagio fra le popolazioni del pianeta che si può affermare che l’anno che comincia fornirà nuovi spazi e nuove opportunità sul piano dell’interazione digitale e dei progressi tecnologici. E’ ormai evidente, infatti, che col passare del tempo si ampliano le occasioni di interconnessione e di contaminazione. Gli smartphone, in particolare, ci stanno abituando a condividere in Rete ogni nostro movimento quotidiano. Il fenomeno viene analizzato dal sito specializzato Global Publishers Italia, che riprende la previsione sulle principali tendenze “social” del 2012 così come vaticinate da David Armano, notissimo guru di Harvard.
Certo, non sempre si tratta di aspirazioni realmente utili. Se, ad esempio, si prende come riferimento un recente esperimento della Coca Cola, che ha creato un parco dove gli utenti sono muniti di un badge che consente, strisciandolo negli esercizi commerciali, di pubblicare sul proprio profilo Facebook ciò che si sta facendo in quel momento, allora viene da maledire l’eccessiva invadenza di Internet. Domino’s Pizza, per citare un altro caso “insolito”, ha installato uno schermo gigante in Time Square per far scorrere i feedback non filtrati dei suoi clienti. Non può essere questa la nuova ed auspicabile frontiera dell’interconnessione fra mondo digitale e vita reale.
Se è vero che è in corso una gara a sviluppare sistemi in grado di premiare chi esercita la maggior influenza sui social network, meglio forse spostare lo sguardo altrove. Una piattaforma che sta emergendo è Klout, la cui missione è di convertire appunto l’influenza in valore economico. Chiunque abbia qualcosa da dire, che si tratti di cittadini comuni o di più celebri opinion leaders, ha ora la possibilità di trasformare la propria capacità di influenzare gli altri in guadagno, grazie a una ben definita un’unità di misura.
Idee, opinioni e aggiornamenti di stato sono ciò che davvero rende i social media potenti. L’industria della comunicazione e dell’informazione l’ha compreso prima di altri settori, aggiungendo possibilità di condivisione dei contenuti e guadagnando così in termini di contatti e di risultati sui motori di ricerca. Su questa scia, è l’e-commerce che punta adesso a nuove opportunità di pubblicazione, dalla recensione di una scheda prodotto direttamente dal sito fino alla condivisione della vacanza appena prenotata o al suggerimento di un qualsiasi servizio sulla propria bacheca. Insomma, è l’affermazione del “total sharing” oltre i semplici contenuti.
E la televisione, saprà adeguarsi all’incedere della rivoluzione digitale o resterà indietro? Guardare la tv è per molte persone già di per sè un’attività sociale. Sono tante, per esempio, le trasmissioni che consentono agli spettatori di commentare la diretta attraverso gli sms o su Twitter, ma nel 2012 l’interazione con la ”scatola magica” diventerà un’esperienza ancora più social. E’ nata da poco, ad esempio, l’innovativa piattaforma Get Glue, che permette di fare un vero e proprio “check-in” alle trasmissioni preferite e di creare album a tema. Una tendenza destinata a stravolgere il mercato del settore, da sempre scosso dalle polemiche sul sistema di rilevazione degli ascolti.
Visto che, come ci ha ricordato pure il presidente Napolitano nel suo discorso di fine 2011, il nuovo anno si porterà dietro i vecchi problemi economici, lo stesso settore dei soldi si sta avviando lungo un sentiero caratterizzato dall’approccio più social. Alcune interessanti piattaforme, in particolare, si stanno dotando di strumenti di “micro-economia”, per dare a chiunque abbia un progetto la possibilità di attuarlo ricorrendo a forme di sostegno spontaneo in Rete in cambio di un piccolo ritorno economico. Una di queste di chiama Quirky e si occupa di ricerca, consentendo alle idee più valide di essere notate e aiutate a essere prodotte e vendute. La formula è quella del guadagno/risparmio, con tanti altri esempi di siti in cui a farla da padrone è la negoziazione diretta tra i singoli col superamento di ogni sovrastruttura.
Non c’è che dire, tante belle e promettenti innovazioni. Ma guardando alla sola realtà italiana, quale potrà essere l’impatto del progresso tecnologico? Dai dati dell’ultimo censimento Istat, si evince la sempre maggiore dimistichezza degli italiani con le nuove tecnologie ma si confermano altresì gli storici ritardi. Nel 2011, rispetto al 2010, è cresciuta di oltre un punto percentuale la quota di famiglie in possesso di un personal computer attestandosi intorno al 59%. L’accesso a Internet (54,5%) è invece aumentato di circa due punti percentuali, così come la connessione a banda larga (dal 43,4% al 45,8%).
Questo andamento è dovuto soprattutto ai giovani. Le famiglie con almeno un minorenne sono infatti quelle più tecnologiche, con l’84,4% che possiede un computer, il 78,9% che ha accesso a internet e il 68% che utilizza la banda larga. Sul piano della composizione sociale e demografica degli utenti, al Nord (con valori intorno al 50%) si naviga in Rete maggiormente che al Sud (distanziato di una decina di punti percentuali). Il divario si fa ancora più sensibile (quasi 25 punti percentuali) fra i nuclei in cui il capofamiglia è un operaio e quelli in cui è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista.
Quanto ai motivi dell’utilizzo, gli italiani frequentano la Rete prevalentemente per spedire o ricevere e-mail (80,7%) e per cercare informazioni su merci e servizi (68,2%). Rispetto al passato, cresce pure la quota di coloro che usano Internet per leggere news online (+7%) e per avere consigli sanitari (+5%). Rimane stabile, infine, il numero di persone che si rivolgono al web per ottenere informazioni dai siti della Pubblica Amministrazione.
Analoga fotografia l’ha scattata sul finire del 2011 il Censis, che ha concentrato l’attenzione proprio sulle nuove generazioni. Intanto, viene confermato il dato che vuole oltre la metà degli italiani connessi, traguardo raggiunto grazie appunto alle fasce più giovani e più istruite della popolazione (87,4% rispetto al 15% degli anziani e al 37,7% dei meno scolarizzati).

Secondo il rapporto dell’istituto di Piazza Novella, il 12,3% degli italiani (26,8% per i giovani) cerca lavoro sul web; il 37,9% (46,5% per i giovani) si connette per cercare una strada o una località; il 22,5% (18,6% per i giovani) compie operazioni bancarie; infine, il 26,5% ascolta musica, il 19,3% fa acquisti, il 18% prenota viaggi e il 14,6% guarda un film (si tratta, in tali ultimi casi, quasi esclusivamente di giovani).

Per quel che riguarda l’informazione, anche per il Censis cresce la quantità di italiani (29,5%) che attinge le notizie dal web. Dato che lievita al 49% nel caso dei giovani, usi a consultare anche portali non strettamente giornalistici. In particolare, il 26,8% s’informa con Facebook, il 16,7% con Youtube, il 12,9% con gli sms  (per i giovani la percentuale sale al 17,1) e il 2,5% con Twitter (4,8% per i giovani).

Al di là dei dettagli forniti dalle statistiche, tutti i principali punti di osservazione demoscopica e i maggiori analisti in campo tecnologico annunciano che nel 2012, esattamente come negli ultimi anni, il web si caratterizzerà comunque, almeno per quella fetta di netizen più evoluta e sensibile, come uno strumento sempre più sociale mediante il quale condurre battaglie civili e sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a tematiche assai rilevanti. Purtroppo, in questo senso, le occasioni per fare Rete e per mobilitarsi continueranno a non mancare.

Tale tendenza è stata ripresa dalla giornalista Sara Picardo nel libro Net@twork, storie di lotte di uomini e donne in Rete, di recente pubblicazione e che vale la pena leggere. Affronta tante vicende di disperazione e di conflitto sociale: dalle ex lavoratrici dell’Omsa alla mamma di Federico Aldrovandi, dai blogger che hanno acceso la miccia della primavera araba ai dissidenti perseguitati dal regime cinese, dai cassaintegrati dell’Asinara ai giovani palestinesi di Gaza, dai precari del call center Teleperformance al Popolo Viola. Tutte rievocate, attraverso la stessa voce dei protagonisti, dal punto di vista della Rete che ha consentito loro di sfondare la rigida barriera eretta dal cosiddetto giornalismo mainstream.

Di persone che hanno affidato alla sconfinata comunità del web i propri messaggi di dolore e le proprie battaglie, cercando ascolto dopo essere stati ignorati dall’informazione che conta, sono pieni i blog e i social network. Esempi “vissuti” che testimoniano le infinite potenzialità della Rete e i motivi per cui, come osserva la stessa autrice di Net@twork, una protesta isolata come quella dei lavoratori sardi della Vinyls può incontrare più sostenitori di quanti telespettatori (idioti e decerebrati!) non ottenga il Grande Fratello.

Insomma, il progresso è tale solo se si rivela utile alla società e se trova in essa ampie possibilità di condivisione. A maggior ragione se si tratta delle moderne tecnologie con le quali, volenti o nolenti e specialmente nel decisivo ambito della comunicazione, tutti dovremo imparare a fare i conti. Proprio come con la crisi economica.


2012, saranno ancora lotte e sacrifici ma all’insegna della tecnologia

By David Incamicia
Se n’è appena andato un anno terribile, segnato da sofferenze sociali ed economiche senza precedenti capaci di fiaccare perfino l’opulento occidente. Prende il suo posto il 2012, già carico di cattivi presagi alimentati dalla famigerata profezia dei Maya (tranquilli, fra 12 mesi saremo ancora qui a ridere con Crozza dell’ultima parodia di Kazzenger) e che certamente continuerà a funestare la finanza globale costringendoci a nuove e massicce dosi di lacrime e sangue.

Tuttavia, forse è proprio a causa del crescente disagio fra le popolazioni del pianeta che si può affermare che l’anno che comincia fornirà nuovi spazi e nuove opportunità sul piano dell’interazione digitale e dei progressi tecnologici. E’ ormai evidente, infatti, che col passare del tempo si ampliano le occasioni di interconnessione e di contaminazione. Gli smartphone, in particolare, ci stanno abituando a condividere in Rete ogni nostro movimento quotidiano. Il fenomeno viene analizzato dal sito specializzato Global Publishers Italia, che riprende la previsione sulle principali tendenze “social” del 2012 così come vaticinate da David Armano, notissimo guru di Harvard.
Certo, non sempre si tratta di aspirazioni realmente utili. Se, ad esempio, si prende come riferimento un recente esperimento della Coca Cola, che ha creato un parco dove gli utenti sono muniti di un badge che consente, strisciandolo negli esercizi commerciali, di pubblicare sul proprio profilo Facebook ciò che si sta facendo in quel momento, allora viene da maledire l’eccessiva invadenza di Internet. Domino’s Pizza, per citare un altro caso “insolito”, ha installato uno schermo gigante in Time Square per far scorrere i feedback non filtrati dei suoi clienti. Non può essere questa la nuova ed auspicabile frontiera dell’interconnessione fra mondo digitale e vita reale.
Se è vero che è in corso una gara a sviluppare sistemi in grado di premiare chi esercita la maggior influenza sui social network, meglio forse spostare lo sguardo altrove. Una piattaforma che sta emergendo è Klout, la cui missione è di convertire appunto l’influenza in valore economico. Chiunque abbia qualcosa da dire, che si tratti di cittadini comuni o di più celebri opinion leaders, ha ora la possibilità di trasformare la propria capacità di influenzare gli altri in guadagno, grazie a una ben definita un’unità di misura.
Idee, opinioni e aggiornamenti di stato sono ciò che davvero rende i social media potenti. L’industria della comunicazione e dell’informazione l’ha compreso prima di altri settori, aggiungendo possibilità di condivisione dei contenuti e guadagnando così in termini di contatti e di risultati sui motori di ricerca. Su questa scia, è l’e-commerce che punta adesso a nuove opportunità di pubblicazione, dalla recensione di una scheda prodotto direttamente dal sito fino alla condivisione della vacanza appena prenotata o al suggerimento di un qualsiasi servizio sulla propria bacheca. Insomma, è l’affermazione del “total sharing” oltre i semplici contenuti.
E la televisione, saprà adeguarsi all’incedere della rivoluzione digitale o resterà indietro? Guardare la tv è per molte persone già di per sè un’attività sociale. Sono tante, per esempio, le trasmissioni che consentono agli spettatori di commentare la diretta attraverso gli sms o su Twitter, ma nel 2012 l’interazione con la ”scatola magica” diventerà un’esperienza ancora più social. E’ nata da poco, ad esempio, l’innovativa piattaforma Get Glue, che permette di fare un vero e proprio “check-in” alle trasmissioni preferite e di creare album a tema. Una tendenza destinata a stravolgere il mercato del settore, da sempre scosso dalle polemiche sul sistema di rilevazione degli ascolti.
Visto che, come ci ha ricordato pure il presidente Napolitano nel suo discorso di fine 2011, il nuovo anno si porterà dietro i vecchi problemi economici, lo stesso settore dei soldi si sta avviando lungo un sentiero caratterizzato dall’approccio più social. Alcune interessanti piattaforme, in particolare, si stanno dotando di strumenti di “micro-economia”, per dare a chiunque abbia un progetto la possibilità di attuarlo ricorrendo a forme di sostegno spontaneo in Rete in cambio di un piccolo ritorno economico. Una di queste di chiama Quirky e si occupa di ricerca, consentendo alle idee più valide di essere notate e aiutate a essere prodotte e vendute. La formula è quella del guadagno/risparmio, con tanti altri esempi di siti in cui a farla da padrone è la negoziazione diretta tra i singoli col superamento di ogni sovrastruttura.
Non c’è che dire, tante belle e promettenti innovazioni. Ma guardando alla sola realtà italiana, quale potrà essere l’impatto del progresso tecnologico? Dai dati dell’ultimo censimento Istat, si evince la sempre maggiore dimistichezza degli italiani con le nuove tecnologie ma si confermano altresì gli storici ritardi. Nel 2011, rispetto al 2010, è cresciuta di oltre un punto percentuale la quota di famiglie in possesso di un personal computer attestandosi intorno al 59%. L’accesso a Internet (54,5%) è invece aumentato di circa due punti percentuali, così come la connessione a banda larga (dal 43,4% al 45,8%).
Questo andamento è dovuto soprattutto ai giovani. Le famiglie con almeno un minorenne sono infatti quelle più tecnologiche, con l’84,4% che possiede un computer, il 78,9% che ha accesso a internet e il 68% che utilizza la banda larga. Sul piano della composizione sociale e demografica degli utenti, al Nord (con valori intorno al 50%) si naviga in Rete maggiormente che al Sud (distanziato di una decina di punti percentuali). Il divario si fa ancora più sensibile (quasi 25 punti percentuali) fra i nuclei in cui il capofamiglia è un operaio e quelli in cui è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista.
Quanto ai motivi dell’utilizzo, gli italiani frequentano la Rete prevalentemente per spedire o ricevere e-mail (80,7%) e per cercare informazioni su merci e servizi (68,2%). Rispetto al passato, cresce pure la quota di coloro che usano Internet per leggere news online (+7%) e per avere consigli sanitari (+5%). Rimane stabile, infine, il numero di persone che si rivolgono al web per ottenere informazioni dai siti della Pubblica Amministrazione.
Analoga fotografia l’ha scattata sul finire del 2011 il Censis, che ha concentrato l’attenzione proprio sulle nuove generazioni. Intanto, viene confermato il dato che vuole oltre la metà degli italiani connessi, traguardo raggiunto grazie appunto alle fasce più giovani e più istruite della popolazione (87,4% rispetto al 15% degli anziani e al 37,7% dei meno scolarizzati).

Secondo il rapporto dell’istituto di Piazza Novella, il 12,3% degli italiani (26,8% per i giovani) cerca lavoro sul web; il 37,9% (46,5% per i giovani) si connette per cercare una strada o una località; il 22,5% (18,6% per i giovani) compie operazioni bancarie; infine, il 26,5% ascolta musica, il 19,3% fa acquisti, il 18% prenota viaggi e il 14,6% guarda un film (si tratta, in tali ultimi casi, quasi esclusivamente di giovani).

Per quel che riguarda l’informazione, anche per il Censis cresce la quantità di italiani (29,5%) che attinge le notizie dal web. Dato che lievita al 49% nel caso dei giovani, usi a consultare anche portali non strettamente giornalistici. In particolare, il 26,8% s’informa con Facebook, il 16,7% con Youtube, il 12,9% con gli sms  (per i giovani la percentuale sale al 17,1) e il 2,5% con Twitter (4,8% per i giovani).

Al di là dei dettagli forniti dalle statistiche, tutti i principali punti di osservazione demoscopica e i maggiori analisti in campo tecnologico annunciano che nel 2012, esattamente come negli ultimi anni, il web si caratterizzerà comunque, almeno per quella fetta di netizen più evoluta e sensibile, come uno strumento sempre più sociale mediante il quale condurre battaglie civili e sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a tematiche assai rilevanti. Purtroppo, in questo senso, le occasioni per fare Rete e per mobilitarsi continueranno a non mancare.

Tale tendenza è stata ripresa dalla giornalista Sara Picardo nel libro Net@twork, storie di lotte di uomini e donne in Rete, di recente pubblicazione e che vale la pena leggere. Affronta tante vicende di disperazione e di conflitto sociale: dalle ex lavoratrici dell’Omsa alla mamma di Federico Aldrovandi, dai blogger che hanno acceso la miccia della primavera araba ai dissidenti perseguitati dal regime cinese, dai cassaintegrati dell’Asinara ai giovani palestinesi di Gaza, dai precari del call center Teleperformance al Popolo Viola. Tutte rievocate, attraverso la stessa voce dei protagonisti, dal punto di vista della Rete che ha consentito loro di sfondare la rigida barriera eretta dal cosiddetto giornalismo mainstream.

Di persone che hanno affidato alla sconfinata comunità del web i propri messaggi di dolore e le proprie battaglie, cercando ascolto dopo essere stati ignorati dall’informazione che conta, sono pieni i blog e i social network. Esempi “vissuti” che testimoniano le infinite potenzialità della Rete e i motivi per cui, come osserva la stessa autrice di Net@twork, una protesta isolata come quella dei lavoratori sardi della Vinyls può incontrare più sostenitori di quanti telespettatori (idioti e decerebrati!) non ottenga il Grande Fratello.

Insomma, il progresso è tale solo se si rivela utile alla società e se trova in essa ampie possibilità di condivisione. A maggior ragione se si tratta delle moderne tecnologie con le quali, volenti o nolenti e specialmente nel decisivo ambito della comunicazione, tutti dovremo imparare a fare i conti. Proprio come con la crisi economica.


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